Energia dalle biomasse

Con il termine di biomassa viene indicata quella materia organica, prevalentemente vegetale, che viene prodotta per effetto del processo di fotosintesi clorofilliana e viene quindi destinata alla produzione di energia o direttamente, come combustibile, o indirettamente, attraverso processi termo-chimici e bio-chimici (massificazione, pirolisi

o digestione anaerobica) che la trasformano in altri tipi di combustibile, elettricità e/o calore.

Sono quindi biomasse:

  •  tutti i prodotti delle coltivazioni agricole e della forestazione;
  •  i residui delle lavorazioni agricole e gli scarti dell’industria alimentare;
  •  le alghe;
  •  tutti i prodotti organici derivanti dall’attività biologica animale.

Le biomasse si possono suddividere in due principale categorie:

1. Coltivate o allevate, tra le quali bisogna annoverare anche quelle specificatamente destinate proprio alla produzione di biomasse per lo sfruttamento energetico o per la realizzazione di biocombustibili.

In questo senso le specie più interessanti sono: girasole, colza, soia, miscanto, canna da zucchero, sorgo da fibra zuccherina, pioppo, mais, cereali, patate ecc…

2. Residui di trasformazione, tra i quali distinguere:

  •  I residui forestali e quelli dell’industria del legno, che derivano dalle lavorazioni delle segherie, dalla trasformazione del prodotto legno e dagli interventi di manutenzione del bosco.
  •  I sottoprodotti agricoli come paglie, stocchi, sarmenti di vite, ramaglie e potature, scarti organici dagli allevamenti…
  •  I residui agro-industriali costituiti da sanse, vinacce, noccioli, lolla di riso proveniente dall’industria alimentare, borlande, scarti di frutta, scarti dei processi alimentari (riserie, distillerie, oleifici, caseifici, lavorazione frutta e ortaggi) e scarti organici dei macelli.

Tutto questo rappresenta un circuito (produzione - raccolta - conversione - utilizzazione) che può fare del rifiuto una fonte di una risorsa sempre più incisiva, anche perchè l’utilizzo delle biomasse per fini energetici rispetta gli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto in quanto non contribuisce all’effetto serra (la quantità di anidride carbonica rilasciata durante la decomposizione, sia che essa avvenga naturalmente,

sia che avvenga per effetto della conversione energetica, è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa) e non vi è, quindi, alcun contributo netto all’aumento del livello di CO2 nell’atmosfera.

Proprio per questo, già dalla finanziaria del 2008, è stato inserito un sistema di incentivazione anche per la produzione di energia elettrica derivante dagli scarti della attività agricola, della zootecnia e dalla forestazione.

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